storia


Sono trascorsi vent’anni e di nuovo c’è chi si interessa a promuovere un'iniziativa che ha dello straordinario, iniziativa documentata da una ventina di lettere intercorse tra le persone interessate a chiedere l'avvio del processo di beatificazione di Maria Domenica Lazzeri.

 

Nel 1964 a Capriana è parroco Don Dante Dellagiacoma, grande devoto di Meneghina. Si racconta che avrebbe attribuito alla presunta Beata la guarigione della propria madre.

 

Nei periodi estivi trascorrevano le vacanze a Capriana due fratelli religiosi: P. Fortunato e Fr. Ettore, entrambi della Congregazione Pavoniana. Il primo Parroco in una chiesa di Roma, il secondo maestro tipografo dell'Istituto Artigianelli di Trento. Al paese posseggono la casa paterna, e per discendenza di madre risultano parenti di Meneghina, -la nonna Lazzeri Domenica, era nipote-. E' facile pensare che i due vacanzieri e il Parroco, ancor prima del '64, abbiano parlato della Meneghina, tanto che Ettore aveva già trovato il dattiloscritto originale del Prof. Marinolli, rimasto nell’archivio della Curia; ed è ancora lui che Io affida a Don Eugenio Bernardi perché completi il discorso rimasto interrotto dalla morte dei Marinolli avvenuta nel 1944.

 

Il 12 maggio 1964 ricorre il primo anniversario dell’insediamento a Trento del nuovo Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi e si pensa di fare omaggio a Sua Eccellenza presentando la figura di Meneghina. L’iniziativa nasce dal fatto che G. Brunelli, amico del Dellandrea, aveva già iniziata la stesura dei libro "Fiore purpureo tra i monti" (pubblicato nel 1968),e forse lo scopo era quello di anticipare nell'ambiente ecclesiastico l'accoglienza della pubblicazione, quindi si decide addirittura di portare l'omaggio personalmente all'Arcivescovo. Si provvede a telefonare per l’appuntamento ma invano. Allora si scrive!

 

Da qui ne segue uno scambio epistolare condotto per cinque anni tra un susseguirsi di alti e bassi, di speranze e di delusioni, di giudizi riguardanti persone anche importanti che credevano nella veridicità di quanto era narrato e speravano in un benevolo accoglimento. Ma era l'epoca del post- Concilio Vaticano II e la storia della Meneghina rientra un'altra volta nel silenzio.

 

 

Un’anima coraggiosa

 

Nonostante il divieto, il 2 Settembre 1971 sul giornale Vita trentina compare un articolo: "L'Addolorata di Capriana".

 

L'omaggio all'Arcivescovo finisce in un cassetto e solo nel 1991 viene dato dallo stesso Arcivescovo al postulatore Padre Germano Cerafogli che se lo porta a Roma. Purtroppo nel 1994 Padre Cerafogli muore colpito da un male incurabile e l'omaggio è di nuovo sotto la polvere! Fortunatamente è stato ritrovato e ora si trova tra gli oggetti ricordo della Meneghina. Nel frattempo sono trascorsi 30 anni e la Meneghina è ancora in attesa del riconoscimento.

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